• 17 agosto 2020

    L’ADI è un servizio eccezionale e io cerco di dare il 1000 per 1000

    Annalisa, infermiera della Cooperativa che si prende cura delle persone a domicilio nel territorio della Asl Roma 1, si racconta. "L’assistenza non va in vacanza e speriamo non lo faccia mai"

    Annalisa Falchi, infermiera OSA che lavora nel servizio ADI della Cooperativa

    Annalisa Falchi è un’infermiera del servizio di Assistenza Domiciliare Integrata che OSA assicura nel territorio della Asl Roma 1. La raggiungiamo telefonicamente a fine turno, alla vigilia di Ferragosto. Annalisa è rientrata da poco nella sua abitazione dopo essere stata a casa dei pazienti che la Cooperativa assiste a domicilio. Sarà banale dirlo, ma quello dell’assistenza domiciliare è un servizio che non va mai in vacanza e l’infermiera Falchi, 47 anni, da 13 nell’ADI di OSA, lo sa bene. “Estate, Natale, Pasqua, domenica: l’assistenza non cambia e speriamo che non lo faccia mai, perché le esigenze dei pazienti e dei loro familiari sono sempre le stesse a prescindere dal periodo dell’anno”, spiega Annalisa, “nel mio lavoro cerco sempre di dare tranquillità e di offrire un’assistenza che sia d’aiuto a queste persone. L’impatto nelle case non è mai semplice, spesso chi hai di fronte non conosce bene l’assistenza domiciliare e, infatti, mi vengono rivolte molte domande a cui sono felice di rispondere”.

     

    “L’intervento infermieristico a casa”, aggiunge “va dall’iniezione fino alle prestazioni per i casi complessi, quelli cosiddetti di area critica, e in questo la Cooperativa ha al suo interno delle professionalità importanti, che sono in grado di garantire una tipologia di assistenza molto elevata. Per quanto mi riguarda, cerco di dare sicurezza alle persone che assisto e a quelle che sono intorno a loro, come i familiari. In quello che faccio do il 1000 per 1000”.

     

    Un passato in ambulanza - una formazione “tosta” come lei stessa la definisce - e poi l’arrivo in OSA, ormai nel 2007. “Non mi aspettavo di fare questo lavoro così a lungo”, sottolinea, “quando si pensa all’infermiere uno lo associa subito all’ospedale. Invece, eccomi qua: ho avuto la possibilità di prendermi cura delle persone a domicilio e devo dire che è un’esperienza che mi è piaciuta moltissimo. In OSA ho trovato un ambiente cordiale e disponibile e così sono da 13 anni, come si dice, sul territorio”.

     

    Di casa in casa, Annalisa assiste pazienti di età e con patologie differenti, in un territorio ampio come quello della ex Roma E. A sentirla parlare, si può ben dire che sia una professionista innamorata del proprio lavoro. “Se ci pensi”, conclude, “il servizio domiciliare è eccezionale. Molti credono che sia rivolto solo alle persone anziane, invece io mi prendo cura anche di una vasta tipologia di assistiti, dai bambini agli adulti fino ad arrivare ai giovani. Per un bambino, ad esempio, essere assistito a casa, dove ci sono i fratelli o i genitori, è importante. L’ospedale è una struttura indispensabile ma casa è casa come si dice. Noi assistiamo anche i minori nelle scuole, come i bambini diabetici o che hanno necessità particolari. Ma lo stesso discorso vale per gli anziani che possono ricevere le cure rimanendo in un contesto accogliente come la propria abitazione, insieme a nipoti e familiari”.

     

    Un servizio eccezionale, in un periodo maledettamente difficile quello legato all’emergenza COVID-19. Annalisa lo racconta così. “Abbiamo tutti convissuto con la paura di questo virus, ma non ci siamo fermati. Noi operatori sanitari non potevamo fermarci perché era nostro compito assistere le persone nelle proprie case. In questo OSA è stata e continua ad essere straordinaria perché non ha lasciato nulla al caso per garantire la sicurezza di noi lavoratori e degli assistiti. Abbiamo ricevuto informazioni continue, siamo stati formati su tutte le procedure di sicurezza da seguire, in una parola siamo stati aiutati in tutto per poter operare nelle condizioni migliori. Per questo, mi sento tutelata e protetta nel mio lavoro”.