• 11 giugno 2020

    L’assistenza domiciliare è cambiata e noi con lei

    Il racconto di Leonardo Visconti, fisioterapista OSA, da 22 anni nel servizio di assistenza domiciliare integrata a Roma

    Leonardo Visconti, fisioperatista OSA nel servizio di Assistenza Domiciliare Integrata a Roma

    “Sono ventidue anni che faccio parte di OSA. Dal luglio del 1998, lavoro come fisioterapista nell’assistenza domiciliare a Roma. Praticamente un’altra epoca per questo servizio e per la Cooperativa. Per fare un esempio, ricordo di aver assistito il mio primo paziente con SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) proprio venti anni fa. Era un caso unico nel mio distretto sanitario e credo che in tutta la città i casi conosciuti e presi in carico dai Servizi sanitari pubblici si contassero nelle dita di una mano. Non si sapeva nulla su come intervenire. Io ne avevo letto soltanto sui libri di scuola. Questi casi ad alta complessità, per i quali è previsto un intervento multidisciplinare con terapie sia riabilitative che farmacologiche e che hanno bisogno di essere monitorati anche attraverso l’uso di apparecchiature di telemedicina sono aumentati fortemente ed oggi sono parte del comune bagaglio di esperienza degli operatori OSA”.

     

    Leonardo Visconti, romano, 48 anni, si presenta con queste parole, rivendicando con un certo orgoglio un percorso umano e professionale fatto di appartenenza e dedizione per il proprio lavoro. Leonardo fa parte di quella generazione di professionisti che più di vent’anni fa con passione e impegno hanno intrecciato il proprio progetto di vita alla Cooperativa. Proprio in quegli anni OSA andava consolidando a Roma le sue prime esperienze di assistenza alle persone malate e non autosufficienti con un occhio particolare verso anziani in condizione di disagio e persone con disabilità e svantaggio sociale, le fasce più fragili della popolazione.

     

    Capitato quasi per caso a lavorare nei servizi domiciliari, Leonardo si è ben presto innamorato della sua professione. “Mi sono appassionato perché si tratta di un lavoro veramente nobile dove si intercettano i bisogni e le esigenze delle persone, sia di salute che di rapporti umani e di scambio, anche se presenta un carico psicologico non indifferente, con cui bisogna fare i conti e che occorre governare.

     

    A casa c’è un altro tipo di relazione rispetto agli ospedali. L’assistito ti fa entrare nel suo modo e tu ne condividi le intimità e partecipi alle sue vicende familiari. Il rapporto di cura è esclusivo, l’assistente domiciliare sopporta pressioni e coinvolgimenti notevoli e soprattutto quando lavori in contesti ambientali, in zone della città dove è forte il disagio sociale, con il tuo intervento spesso devi fare fronte anche ad esigenze che non rientrano strettamente nel piano terapeutico. In questi casi infatti la patologia acuisce una situazione di difficoltà pregressa che tu non puoi ignorare nel tuo intervento e devi cercare risolvere attraverso interventi a 360 gradi. Per dirla tutta non mi tiro indietro se un paziente in difficoltà mi chiede di fargli la spesa o di accompagnarlo ad una visita. Se non riesco ad aiutarlo di persona mi attivo per fare in modo che la sua esigenza venga soddisfatta dai nostri servizi”.

     

    In oltre vent’anni di professione, Leonardo ha visto evolvere l’attività professionale, la tipologia di cura, gli assistiti. “La cura a domicilio nel tempo si è sempre più strutturata e affiancata alla cura dell’acuzie, dimostrandosi uno strumento valido per fronteggiare l’aumento delle patologie croniche tra la popolazione”, prosegue. “Anche OSA sotto questo punto di vista in questi anni è cresciuta. Rispetto agli inizi si sono compiuti passi da giganti nell’organizzazione del lavoro. La filosofia di intervento OSA è stata costruita, grazie alla sensibilità e lungimiranza di tutti i suoi soci, che hanno saputo guardare non solo agli aspetti terapeutici ma anche alla qualità della vita complessiva degli assistiti e con l’impegno quotidiano dei suoi operatori la Cooperativa si è potuta affermare come una struttura d’eccellenza nel panorama italiano del settore sanitario.

    Non è quindi  un caso che proprio in questi mesi di emergenza si sia cominciato a capire che l’assistenza domiciliare costituisce uno snodo fondamentale e capillare nei territori per dare risposte efficaci ai bisogni di salute delle persone.”

     

    E proprio in questi mesi di emergenza sanitaria, gli operatori OSA hanno dato prova di resilienza e flessibilità adattando le proprie prestazioni per garantire sicurezza negli interventi e non lasciare soli assistiti e familiari.

     

    “Con il nostro servizio di assistenza domiciliare mai interrotto in un mondo sospeso per il lockdown abbiamo trasmesso tranquillità e sicurezza in molte famiglie in difficoltà” sottolinea Leonardo, che conclude: “Quando parlavo del nostro come di un lavoro nobile, proprio a questo mi riferivo. Noi non soltanto cerchiamo di portare a guarigione una malattia o a ripristinare una funzione, ma lavoriamo soprattutto per restituire dignità alle persone. Siamo artigiani che mettono a disposizione senza alterigia tutti i propri saperi, dai più specialistici ai più umili: ‘A volte zappare la terra è bello e non soltanto potare le rose e spuntarle con i guanti e il cappellino’.”