• 13 novembre 2019

    La cura, la più alta premura per l’uomo

    Una mattinata insieme a Francesca, infermiera OSA, per capire come funziona il servizio di assistenza domiciliare

    Un'immagine di Francesca Marchetti al lavoro presso l'abitazione di una sua assistita.

    Ci vorrebbe un etologo, e pure di quelli acuti, per capire se Francesca Marchetti, infermiera professionale in forza ad OSA dalla bellezza di 12 anni, sia un furetto, una lepre oppure un’anguilla. Oddio, ad una prima occhiata sembrerebbe soltanto una ragazza avvenente, che dimostra molto meno dei 36 anni che dichiara, dotata di uno spirito brillante e una invidiabile dose di umanità, equilibrata e serena dalla nascita e non per lo yoga che la impegna di tanto in tanto, emancipata ma nel senso di assertiva come solo una napoletana DOC saprebbe essere. A proposito, napoletana di Napoli ed anche napoletana che “tiene” per il Napoli, trasformandosi all’occorrenza in una ultrà da curva B.

     

    Certo è che, a seguirla in una assolata mattina di settembre nel suo programmato giro di assistenza domiciliare in zona Trionfale, c’è da perdere un po’ di salute e qualche chilo di troppo. Perché lei sguiscia via per strade affogate nella marmellata del traffico e stradine cieche con una agilità da record, si imbuca nei cortili, parcheggia di sguincio, prevede i posti di blocco appena prima che si materializzino, corre su per scale vertiginose, si catapulta da una parte all’altra del quartiere, rimbalza da una stanza all’altra di un’abitazione, tutto mentre medica, deterge, cura, lenisce persone che intanto sa come coccolare e che stravedono per lei e per il suo sorriso impertinente.

     

    Quindi, che sia un furetto, una lepre o un’anguilla, Francesca porta nelle case l’assistenza con la qualità erogata dalla Cooperativa OSA ed il metodo Marchetti, rodato in tanti anni di attività: che è accedere misteriosamente ai parcheggi di condomìni altrimenti inaccessibili, o esporre al momento giusto un compassionevole biglietto di giustificazioni per il cattivo parcheggio con tanto di numero di cellulare, o fare lo squillo per farsi aprire appena un attimo prima di entrare, in modo da ottimizzare i tempi.

     

    Ma che non è solo organizzazione, perché è commisto ad una carica di amore per “i suoi vecchietti” e per questo mestiere nient’affatto facile da masticare: “Non potrei immaginare di fare altro nella vita”, […] perché attraverso l’assistenza domiciliare “può fare l’infermiera come va fatta l’infermiera, potendo dedicare al singolo paziente tutto il tempo che serve, il paziente è tuo, lo puoi seguire, lo porti a guarigione o comunque non lo lasci più”. E poi, “OSA offre a lavoratori ed assistiti un sistema perfettamente funzionante, non potrei mai uscirne”.

     

    Clicca qui per leggere la storia di Francesca, pubblicata sul numero 3 del Magazine 50mila volti