• 6 dicembre 2019

    La felicità non è mai scontata

    Giorgio e Elisabetta affrontano la malattia affidandosi alle cure domiciliari della Cooperativa OSA a Bergamo

    Diciamoci la verità. La Malattia è terribile. Qualunque essa sia, al di là del nome che le viene attribuito. Inutile raccontarci una favola stonata. Chi è malato o chi assiste una persona cara sa cosa si nasconde dietro a questa terribile parola. Sentimenti e sensazioni che conosciamo tutti - dolore, sofferenza fisica, sacrificio, dedizione, impegno, sconforto, solitudine, rabbia, amore, disperazione, paura - ma che si moltiplicano e si amplificano quando si vive, direttamente o indirettamente, una malattia.

     

    Perché una malattia costringe a una seconda vita, a un nuovo inizio, segna la trasformazione del corpo e dell’anima, impone una metamorfosi anche alla propria abitazione e alle proprie abitudini. Una malattia costringe a fare i conti con la burocrazia, con i diritti e i doveri, con la fede, con la forza, con le possibilità economiche, con il lavoro. E ancora con il contesto familiare, con la realtà, con i medici, con il destino, con i termini incomprensibili. Con i sogni. La storia di Giorgio e Elisabetta è una storia tra le storie. Perché, nella disgrazia, è una storia fortunata.

     

    Sono sposati da 33 anni quando, nel 2014, Giorgio inizia a stare male. Si scoprirà che la belva si chiama cirrosi epatica insieme a tutto quello che in questi cinque anni ha comportato. Ovvero scompenso ascitico, neuropatia, cardiopatia, insulino-dipendenza. Perdita progressiva della memoria. “Mio marito non può più muoversi dal suo letto. Non è più in grado di fare le parole crociate, di scrivere.” Prima di quel momento, Giorgio e Elisabetta sono una famiglia serena, una coppia affiatata, due persone tremendamente normali. Lei operatrice socio-sanitaria che, ora, è costretta a lavorare part-time. Lui, già in pensione al momento della diagnosi, informatore scientifico che conosce bene l’ambiente ospedaliero ed è arrabbiato “perché peggiora sempre e continuano a tagliare i fondi”. Si sono conosciuti in radio quando lui lavorava per Studio 54. “Faceva astrologia, gli piaceva delineare il tratto psicologico delle persone”. Un leone ascendente leone. Una passione comune che li ha fatti incontrare e innamorare “anche se mio padre non era favorevole alla nostra unione”, ricorda la moglie.

     

    Leggi tutta storia di Giorgio ed Elisabetta pubblicata sul numero 3 - 2019 di 50MILA VOLTI Magazine