• 24 agosto 2020

    La gestione dell'emergenza Covid-19 ha rafforzato la fiducia in OSA

    Il dottor Paolo Scarpato, dirigente medico del servizio di assistenza domiciliare nella ASL Roma 4, racconta anche l’impegno della Cooperativa durante il lockdown

    Nella foto, Paolo Scarpato, supervisore medico della Centrale operativa OSA a Cerveteri (Rm)

    Da parecchi anni OSA si prende cura di malati con gravi patologie nel distretto ASL Roma 4. Infermieri, fisioterapisti e operatori sociosanitari (OSS) raggiungono a casa gli assistiti coordinati dalla Centrale operativa OSA di Cerveteri, in provincia di Roma.

    Si tratta di un servizio delicato e complesso che in questo territorio a nord-ovest della Capitale consente a molte persone di proseguire le cure fuori dagli ospedali e di migliorare la propria qualità di vita.

    L’assistenza viene svolta su un territorio molto vasto, costituito da quattro distretti sanitari con capofila i comuni di Civitavecchia, Bracciano, Capena e Campagnano. Un'area del Lazio che, dalla periferia di Roma, raggiunge la provincia di Viterbo, abbracciando diverse centinaia di chilometri quadrati di territorio collinare caratterizzato da numerosi borghi, zone rurali distanti tra loro e un litorale densamente abitato.

     

    Dal 2011 il dottor Paolo Scarpato, romano, 45 anni, specialista in medicina nucleare, si occupa della supervisione medica del servizio di assistenza.

    “In media la Cooperativa effettua circa 420 accessi giornalieri”, spiega il dirigente medico OSA, “impiegando in totale una novantina di operatori. In particolare forniamo due tipologie di intervento, uno assistenziale e l'altro legato a singole prestazioni. Nel primo caso”, prosegue il medico, “l’assistenza è rivolta a pazienti ad alta complessità, affetti ad esempio da patologie neurodegenerative, come la SLA, che richiedono sia la ventilazione assistita che la nutrizione attraverso le sonde. L’azione degli operatori può protrarsi anche per 12 ore al giorno e prevedere la presenza in casa di diverse figure professionali come in ospedale. Attualmente sono circa quaranta i pazienti complessi di cui ci prendiamo cura.”

     

    Agli operatori sanitari si aggiunge la figura del caregiver, in genere un familiare attivo che si mantiene in contatto con la Centrale operativa OSA. Il caregiver è il fulcro attorno al quale ruota il servizio di assistenza domiciliare. Viene aiutato a sviluppare consapevolezza della malattia del proprio caro ed è spesso istruito e formato dagli infermieri per gestire la situazione quando non è presente l’équipe domiciliare. La formazione del caregiver fa parte della prestazione richieste dalle ASL per l'assistenza a casa.

     

    “Oltre all’assistenza integrata ci sono poi tutta una serie di terapie prestazionali”, prosegue il dottor Scarpato, “che vengono fornite a chi ha bisogno di proseguire le cure senza doversi recare in ambulatorio o in ospedale. Si tratta di interventi infermieristici rapidi che si concludono in poco tempo, come le medicazioni, le infusioni, i cambi catetere, la somministrazione di farmaci e anche i prelievi.”

    La vastità del territorio e la distanza tra i domicili degli assistiti costituisce uno degli scogli organizzativi più importanti da superare. Organizzare le turnazioni per coprire le necessità giornaliere di assistiti con tipologie di cura così diverse diventa estremamente difficile quando per raggiungere i pazienti occorre percorrere strade provinciali spesso impervie. Nei periodi invernali le difficoltà aumentano per il maltempo e in caso di neve la Centrale operativa OSA si tiene in stretto contatto con la protezione civile. In estate, la Cooperativa si fa carico anche di numerosi pazienti che soggiornano in vacanza presso la loro Residenza temporanea, con un ulteriore carico per il servizio.

    “Se una nostra équipe deve prestare lo stesso giorno assistenza a un paziente a Civitavecchia e poi raggiungere Capena, solo per il trasferimento rischia di dover utilizzare buona parte del tempo a sua disposizione,” sottolinea il medico.

     

    Con l'emergenza Covid-19 la Direzione sanitaria e l’Unità di Gestione del Rischio OSA hanno predisposto una serie di misure per garantire la prestazione del servizio in piena sicurezza sia per gli assistiti che per gli operatori in linea con le direttive emanate dalle autorità sanitarie.

     

    Punto di forza OSA è stato quello di aver formato tutti gli operatori su come comportarsi di fronte a questa nuova esperienza di intervento. Oltre ai materiali informativi sulla normativa e le procedure introdotte per contrastare la diffusione del virus, infatti, OSA ha fornito agli infermieri, agli OSS e ai fisioterapisti un servizio di supporto e una consulenza continua attraverso la Centrale operativa.

     

    “Va dato atto alla Cooperativa di essere stata in grado, per tempo, già a gennaio di dotare prontamente i servizi domiciliari dei necessari dispositivi di protezione individuale, come le mascherine, i guanti e i camici”, precisa Scarpato che prosegue: “Una oculata gestione del magazzino e la scrupolosa osservanza delle misure di sicurezza e delle normative nazionali e regionali hanno consentito di diffondere tra gli operatori e quindi anche nelle case degli assistiti un clima positivo che ci ha aiutato molto nei giorni più bui del lockdown, quando alla complessità della malattia si aggiungeva anche l'incertezza e la paura del contagio. Durante questa emergenza grazie anche alla disponibilità e alla forza d'animo dei nostri operatori, che non smetterò mai di ringraziare, si è ulteriormente alimentato e rinsaldato un rapporto di fiducia reciproca che ci ha permesso di essere sempre e comunque al fianco degli assistiti e delle loro famiglie con professionalità e umanità.”

     

    Le misure messe in campo dalla Cooperativa per l'assistenza domiciliare anche in questa zona della Regione Lazio hanno retto l'urto della pandemia. Si può guardare con fiducia al futuro mantenendo alta la guardia in questa nuova fase in cui occorre convivere con il Covid-19.