• 29 settembre 2020

    La mia vita nuova a Villa Bianca

    Antonia Guadalupi, 90 anni compiuti a luglio, ha scelto di vivere nella Residenza gestita dalla Cooperativa OSA a Mesagne. E al Magazine 50MILA VOLTI spiega: ho trovato un ambiente sicuro. Sto bene in questa struttura

    Antonia Guadalupi è un'ospite della Residenza Villa Bianca, gestita da OSA a Mesagne (BR)

    A luglio ho compiuto 90 anni e oramai da tre anni è iniziata la mia quarta vita in questa nuova famiglia. Ho scelto di vivere a Villa Bianca e sono grata al Signore perché ho trovato un ambiente sicuro. A casa eravamo io e la tv. Mi sentivo come un peso per i miei figli. Adesso sto bene in questa struttura”. Antonia Guadalupi si è subito sentita accolta a Villa Bianca, una delle due RSSA che OSA gestisce a Mesagne (BR). Sul numero speciale di 50MILA VOLTI, periodico della Cooperativa, ha raccontato la sua vita, anzi le sue quattro vite in altrettante famiglie.

     

    “A 90 anni posso dire di aver vissuto quattro vite in altrettante famiglie”, spiega Antonia. La prima nella casetta del quartiere “sciabiche” di Brindisi, tra il mare, la guerra e gli attrezzi del padre, palombaro.  “Con i miei fratelli ci divertivamo a fare la spola da una sponda all’altra del porto sulle motobarche di papà comprate con la vendita del rimorchiatore. Mia madre ci aspettava a casa intenta a cucinare. Avevo 16 anni quando ho conosciuto mio marito. La sua famiglia abitava alla 'nassa'. Erano più poveri di noi e questa cosa non era andata a genio ai miei che mi mandarono via da casa. Mia suocera, che aveva fatto di tutto per farmi conoscere Antonio, mi accolse in casa sua. Il matrimonio ha segnato l’inizio della mia seconda vita vissuta in una nuova famiglia. In quella casa eravamo davvero tanti: i miei suoceri, 12 figli e io. Mi trattavano come una di loro. Ero felice”.

     

    La famiglia cresce, arrivano i figli, ma anche il dolore per la scomparsa improvvisa del marito. “La mia seconda vita andava alla grande ed ero contenta”, dice ancora la signora ospite di Villa Bianca. “Mio marito aveva avuto l’assunzione all’arsenale militare e lo stipendio era più che sufficiente per sfamare tutti. Innamorato anche lui del mare aveva tutti gli attrezzi per andare a pescare. La barca, le nasse, gli ami lo portavano spesso lontano da casa. Avevo 38 anni quando lo portammo in ospedale a causa di forti dolori al ventre. Era il 1968 e la medicina a quell’epoca non aveva raggiunto gli standard di oggi. Una visita urgente, il trasferimento da un ospedale all’altro, l’utilizzo di macchinari sperimentali, qualche medico improvvisato e mio marito perse la vita in quindici giorni di sofferenza”. Con la perdita del marito, Antonia, rimasta sola con 7 figli, si trova di fronte ad “una scelta terribile”, come lei stessa racconta. “Mandare i miei figli a studiare o provare a sostenerli con le mie forze. Decisi senza titubanze di affrontare le difficoltà. Anche l’allora Arcivescovo di Brindisi si offrì per dare un posto di lavoro ai miei bambini. Ma erano troppo piccoli per farli lavorare. Dovevano studiare. Così iniziò la mia terza vita fatta di sacrifici e di lavoro. Non sono mancati i momenti difficili e lo sconforto ma ce l’ho fatta”.

     

    Da tre anni la signora Antonia fa parte della grande famiglia di Villa Bianca. A 90 anni sta vivendo con entusiasmo e speranza quella che, a tutti gli effetti, si può definire come la sua quarta vita. “La mia vita si è rinnovata ancora e non ho nessuna intenzione di ritornare nella mia vecchia casa”, sottolinea parlando della sua nuova esperienza nella RSSA gestita da OSA. “Sto bene dove sto e qui voglio rimanere. Con la mia nuova grande famiglia”.

     

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