• 20 luglio 2020

    La Telemedicina come declinazione 3.0 delle cure extraospedaliere

    Il presidente di OSA e di Confcooperative Sanità, Giuseppe Milanese, è intervenuto al Webinar sul tema digitalizzazione e cooperazione socio-sanitaria organizzato da Confcooperative Lazio. "La tecnologia può guadagnare una autentica partnership con l’assistenza territoriale"

    Il presidente di OSA e di Confcooperative Sanità, Giuseppe Milanese

    «Noi siamo quelli che non si stancano di ricominciare»: l’attacco di Giuseppe Milanese, Presidente di Confcooperative Sanità e OSA - Operatori Sanitari Associati, relatore al Webinar organizzato da Confcooperative Lazio sul tema “Digitalizzazione e cooperazione socio-sanitaria”, vale un programma di politica del Terzo Settore, prima che uno slogan. 

     

    Questa volta il reboot è per implementare l’utilizzo della tecnologia nell’ambito dell’assistenza primaria, di cui – precisa Milanese - «la cooperazione è stato il perno fondamentale che ha tenuto in piedi il sistema, a dispetto di qualche detrattore. Ma ora è venuto il momento di organizzare la telemedicina come declinazione 3.0 delle cure extraospedaliere».


    I dati enucleati dal WHO (World Health Organization) nel 2019, e dunque prima del Covid, offrono a Milanese il destro per rafforzare le proprie argomentazioni: «Tra le 10 minacce globali potenziali per la salute dell’umanità, insieme alla pandemia influenzale, venivano elencati anche la fragilità dei sistemi di assistenza primaria ed il ritardo nella digitalizzazione, fenomeni strettamente connessi tra loro nel bene e nel male, tanto da risultare le facce della medesima medaglia». 


    L’analisi quantitativa dei dati riferiti allo status quo italiano è sconfortante: «L’ADI per malati cronici e persone non autosufficienti è assestata su livelli non degni di una nazione civile, soprattutto al confronto con il resto dei Paesi europei. Analogamente, l’assistenza residenziale patisce una condizione di grave carenza». La digressione sui recenti provvedimenti del Governo è dietro l’angolo: «Dai titoloni sui quotidiani apprendo dello stanziamento di 1 milione di euro per l’assistenza primaria, poi con un rapido calcolo capisco che corrisponde a poco meno di 3 ore al mese per paziente e mi rendo conto che siamo ancora lontani dalla reale comprensione del problema».

     

    Milanese, nonostante l’impegno profuso in oltre 30 anni di trincea sul tema specifico dell’assistenza territoriale, non intende demordere ed anzi rilancia con una proposta operativa efficacemente sintetizzata nel paradigma delle 5 R: «Occorrono: una regia nazionale unitaria, che raccordi il sistema sanitario extraospedaliero, possibilmente omologandolo su standard di qualità alti; regole certe ed uguali per tutti, in direzione dell’accreditamento, in modo da bandire il balordo sistema della gare d’appalto, foriero di pessimi servizi e malaffare; reti territoriali multiprofessionali, di recente con vigore sollecitate anche dall’OCSE, proprio mentre il Governo coniava la solipsistica figura dell’infermiere di comunità; ruoli chiari e definiti, così che lo Stato assuma una volta per tutte la funzione di programmazione e controllo, a fronte di soggetti erogatori distinti; rigore nella misurazione degli outcome di salute».


    «Ed è proprio qui», come illustra il Presidente di Confcooperative Sanità e di OSA, «che la tecnologia può guadagnare una autentica partnership con l’assistenza territoriale, utile ed anzi necessaria a consentire una reale presa in carico del paziente».


    «Attenzione», ammonisce, «nel mondo globale è sorto un mercato florido (da oltre 300 miliardi di dollari) ma pernicioso, che divora gli spazi lasciati inoccupati da chi, per negligenza o mancanza di lungimiranza, ha disertato l’impegno di costruire il nuovo sistema».
    Nella visione di cui Milanese è portatore, il privato sociale è il soggetto attivo di elezione – culturale ed etico, prima che pragmatico – per assurgere a partner del sistema pubblico e fronteggiare, con gli strumenti adeguati, il mercato della sanità digitale, in crescita incontrollata e perciò tanto più rischioso. Come? «Ad esempio con le reti integrate di assistenza primaria cooperative, che da un lato connettano funzionalmente i setting assistenziali (ambulatorio, cure domiciliari, strutture residenziali e semiresidenziali, assistenza intermedia ed ospedali), e dall’altro le competenze (medici, farmacisti, infermieri, fisioterapisti, tecnici della riabilitazione, operatori sociosanitari)». E quando la sfida è così ambiziosa, ricominciare ha già il sapore di una conquista.