• 26 maggio 2020

    Milanese: dal Terzo settore risposte ai bisogni delle persone

    Il presidente di OSA e di Confcooperative Sanità speaker all’incontro organizzato della School of Government LUISS

    Giuseppe Milanese, presidente di OSA e di Confcooperative Sanità

    Le cooperative sociosanitarie, le farmacie dei servizi e i medici di medicina generale devono mettersi insieme, in reti territoriali, per offrire ai cittadini un sistema che dall’ospedale arrivi nelle case delle persone portando con sé le competenze e le professionalità ma anche il cuore. Un modello sussidiario e complementare al sistema sanitario che possa aiutare laddove il pubblico non arriva. Perché l’ospedale è essenziale per la sanità del domani, ma da solo – e l’emergenza Covid lo ha dimostrato – non basta”. Lo ha detto il presidente di OSA e di Confcooperative Sanità, Giuseppe Milanese, che questo pomeriggio è intervenuto come speaker nel corso dell'incontro “Il terzo settore nell'emergenza”, svolto via web nell'ambito del Master in Amministrazione e Governo del Territorio della School of Government LUISS, in collaborazione con il Centro di ricerca sulle amministrazioni pubbliche "Vittorio Bachelet”

     

    Dal Terzo settore, dalle cooperative, investite del loro ruolo primario nella società dell’articolo 45 della nostra Carta Costituzionale, può arrivare, grazie allo spirito mutualistico, un modello efficace ed efficiente per rispondere i bisogni di salute delle persone. “Il terzo settore e le imprese cooperative hanno il compito di guardare a ciò che riescono a dare al Paese. L'azione della cooperativa non è l'utile, perché la finalità rimane quella convergenza bellissima di intenti tra assistito e assistente”, ha sottolineato Milanese nel dibattito moderato dal prof. Vincenzo Antonelli, Condirettore del Master in Amministrazione e Governo del Territorio della LUISS di Roma.  

     

    “Questo virus ci ha ricordato che la salute è qualcosa di più complessivo, è un sistema multifattoriale. Adesso assistiamo a 20 sistemi diversi a livello regionale e a casi che variano di Asl in Asl. Una situazione di disuguaglianza che anche il Covid ha contribuito ad accentuare. C’è bisogno di regole certe e di una regia unica nazionale per affrontare e vincere la sfida della cronicità che l’Oms già nel ’78 indicava come prioritaria. In Italia ci sono 24 milioni di pazienti cronici: spesso li si associa agli anziani ma anche un bambino con diabete è un paziente cronico. Finora abbiamo trasferito moneta, abbiamo speso e sviluppato il badantato, lasciando ai caregiver la gestione di fragilità e cronicità”.

     

    “Bisogna allora ripartire dall’assistenza primaria”, ha sottolineato Milanese e da uno strumento, l’impresa sociale, che rappresenta una grande opportunità che permetterà alle cooperative che da anni si prendono cura delle persone, di imprenditorializzare la loro azione. “L’impresa sociale può diventare la risposta ai bisogni sociosanitari delle persone”, ha concluso.