• 8 luglio 2020

    Milanese: è ora il momento dell’assistenza primaria

    Il presidente di OSA e di Confcooperative Sanità è intervenuto al Virtual Meeting di Italia Longeva sull'ADI e i nuovi modelli assistenziali. 'Necessaria opzione strategica che contempli il territorio a sussidio dei nosocomi'

    Il presidente di OSA e di Confcooperative Sanità, Giuseppe Milanese

    Al Virtual Meeting organizzato da Italia Longeva sul tema “Assistenza Domiciliare Integrata: ripensare modelli e strumenti a partire da quanto imparato in emergenza”, il presidente di Confcooperative Sanità e di OSA Operatori Sanitari Associati Giuseppe Maria Milanese esordisce lancia in resta: «Tutta la questione dell’ADI mi rimanda al mio vecchio professore di liceo che, spiegandoci la necessità di capire l’opera teatrale “Aspettando Godot”, la motivò icasticamente: “Così imparate che cos’è l’Italia”».

     

    «Sono 30 anni che partecipiamo al rimpallo sui nodi della domiciliare con gli amministratori della sanità pubblica senza concludere granché, forse l’emergenza originata dalla pandemia, fotografando una situazione insostenibile, ci imporrà di cambiare lo stato delle cose. Abbiamo inseguito soluzioni tattiche prima del Covid, dando per certo che le esigenze di salute delle comunità si potessero risolvere soltanto con l’ospedalizzazione. Il virus ci ha dimostrato che è necessaria invece una opzione strategica che contempli il territorio a sussidio dei nosocomi», ha incalzato.

     

    «Non subisco il fascino dell’annuncio di nuove risorse immesse nel settore sanitario, perché da un lato occorre estrinsecare quelle voci di bilancio per pesarle nella realtà quotidiana, dall’altro è fondamentale individuare un nuovo modello di sistema che utilizzi quelle risorse per mobilitare tutti i possibili soggetti protagonisti e metterli a sistema. Penso ai medici di medicina generale, alle farmacie di servizi, agli erogatori di assistenza sociosanitaria, agli specialisti di tecnoassistenza».

     

    «Il ritardo degli ultimi 3 decenni non è più sostenibile perché la Storia ha accelerato i processi, ci incalzano su questo versante anche la Corte dei Conti, anche un soggetto internazionale autorevole come l’OCSE. Né è accettabile assumere che lo Stato sia tout-court la risposta esclusiva al complesso groviglio di esigenze dei cittadini e delle comunità. Io dò per assodato che il ruolo dello Stato debba essere centrale, anche per la reazione sociale favorevole riscontrata in questi mesi di bailamme. Ma ciò significa che lo Stato debba piuttosto rafforzare il proprio ruolo di committente prima e di garante e controllore poi rispetto ad erogatori accreditati e qualificati. Questo è il solo meccanismo che potrà strutturare il sistema che serve al Paese tanto per tutelarsi da una nuova eventuale emergenza sanitaria, quanto per gestire nello spirito della Costituzione repubblicana la salute dei suoi cittadini come bene primario».

     

    Milanese conclude illustrando succintamente quattro proposte che, tasselli di un mosaico, affrescano un modello immediatamente operativo, fatta salva la volontà politica, per incontrare finalmente Godot: «Per l’ADI si scelga in ogni regione dello Stivale di procedere per accreditamento e non per gare al massimo ribasso, in modo da alimentare una sana competizione regolata dallo Stato ad esclusiva garanzia del cittadino. Per le RSA, anziché fare di tutta l’erba un fascio, si concordino nuovi modelli di residenzialità, incentrati su protocolli e standard di qualità. Si promuova la costituzione di «team assistenziali», sul format già sperimentato del consorzio CAP, che raccorda farmacie di servizi, medici di medicina generale e fornitori di assistenza sociosanitaria. E si realizzi – antico sogno di Milanese ai tempi pionieristici dell’assistenza ai malati di AIDS – l’«ospedale a domicilio», che consentirà di gestire al meglio le complessità cliniche».