• 4 giugno 2020

    Milanese: ripensare il sistema dell’assistenza primaria

    Il presidente di OSA e di Confcooperative Sanità è stato intervistato in diretta Facebook da Roma Funweek

    Il presidente di OSA e di Confcooperative Sanità, Giuseppe Milanese

    “Durante questa epidemia, grazie all'Unità di Gestione del Rischio della Direzione Sanitaria, OSA ha messo in campo procedure e protocolli condivisi, dotando gli operatori dei dispositivi di protezione individuale e proteggendo gli ospiti nelle Residenze e i lavoratori. Abbiamo combattuto e fortunatamente possiamo dire che nessuno dei nostri assistiti e dei nostri assistenti è risultato positivo al Covid. A Bergamo abbiamo osservato il disastro che stava avvenendo e come fa una cooperativa, ci siamo chiesti cosa potessimo fare. Ed è venuta fuori la possibilità di realizzare con Humanitas i Covid Hotel, dove le persone hanno potuto trascorrere una quarantena protetta in queste strutture gestite da noi e da altre cooperative lombarde con cui ci siamo integrati. Così anche nel Lazio, insieme al dott. Vaglia, direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, abbiamo messo a disposizione i camper del progetto Nontiscordardimé e insieme ai medici di medici di medicina generale, altro elemento insostituibile sul territorio, siamo andati nelle zone rosse con i camper del progetto Nontiscordardimé ad effettuare i tamponi, i test rapidi e i test sierologici, a identificare, tracciare ed isolare i casi positivi. Una cooperativa nasce laddove c'è un bisogno e la risposta a questo bisogno diventa la vita stessa della cooperativa. Per questo, ad esempio, a Frosinone i nostri operatori sociali hanno portato la spesa a casa agli anziani oppure a Latina abbiamo aiutato i bambini a distanza con i nostri educatori”.

     

    Sono le parole del presidente di OSA e di Confcooperative Sanità, Giuseppe Milanese, ospite di “ore 15.00” in diretta Facebook sulla pagina Eventi Roma Funweek.it. Un’occasione per parlare dell’emergenza Covid ma anche per discutere del futuro dell’assistenza primaria e dell’intero sistema sanitario.

     

    Da infettivologo, Milanese ha fatto il punto sulla cosiddetta Fase 2 e sui dati finora positivi legati alla diffusione del Covid. “Clinicamente il virus dà segnali di indebolimento, ma questo non significa che sia scomparso. Il virus circola, ma anche grazie alle logiche di distanziamento adottate, la quantità virale che si trasmette è più lieve. È importante usare il famoso paradigma delle tre T: testo, traccio e tratto. I test dal punto di vista epidemiologico sono essenziali, perché andare ad individuare i soggetti positivi nella popolazione, come abbiamo fatto nel Lazio a Nerola, Contigliano e Fondi, permette di limitare il contagio. Il tampone è l’unica metodica che ti fa fare diagnosi, i test sierologici rapidi e tradizionali, per prelievo e per pungidito, individuano gli anticorpi e fanno capire se un soggetto è venuto a contatto con il virus. Anche il test è utile soprattutto se viene ripetuto”.

     

    Parlando del Sistema Sanitario Nazionale, il presidente di OSA e di Confcooperative Sanità ha affermato: “il SSN ha retto perché è stato costruito più di 42 anni fa per dare alla gente assistenza gratuita ed è basato su medici, infermieri, operatori sociosanitari che danno il cuore. Dove ha perso? Ha perso fuori dall'ospedale. La nostra assistenza primaria, la cosiddetta assistenza extraospedaliera, esiste a macchia di leopardo. L'Italia è ultima in Europa per l'assistenza domiciliare e in questo Paese abbiamo un tasso di anziani ultra 65enni assistiti pari al 2,7%. E soprattutto non c'è un numero sufficiente di ore all'anno, abbiamo a malapena 20 ore annue di assistenza. Non abbiamo mai costruito un sistema extraospedaliero vero e proprio per l'assistenza domiciliare ma anche per le RSA e le RSSA. Potremmo trovare modelli alternativi: l’housing sociale, il recupero di borghi abbandonati come stiamo tentando di fare in Sicilia con un progetto legato ai malati di Alzheimer o residenze dove anziani e bambini possono vivere insieme. Spero che questo virus ci abbia insegnato che la spesa, il Pil, l'economia valgono se c'è la salute, che non è solo l’assenza di malattia ma è qualcosa di più complessivo”.

     

    “Bisogna ripensare il sistema dell'assistenza primaria e bisogna farlo a misura d'uomo”, ha detto in chiusura Milanese. “Superato il Covid, ci troveremo sempre ad affrontare l'emergenza della cronicità che riguarda non solo gli anziani, ma anche i bambini, e che ha bisogno di percorsi territoriali e non si affronta solo in ospedale. Una risposta potrebbe arrivare da un modello di rete che metta insieme in una logica di sistema i medici di famiglia, le farmacie dei servizi e le cooperative sanitarie e sociali che possono contare su oltre 400mila professionisti. Si può fare”.