• 25 giugno 2020

    Milanese: Il Sistema Sanitario Nazionale va costruito ex novo

    Il presidente di Confcooperative Sanità e di OSA ospite al prestigioso webinar organizzato dal Consorzio Meridia Formazione: 'Occorre perseverare nella ricerca di alleanze strutturali, stabili, ordinate, efficaci'

    Il presidente di OSA e di Confcooperative Sanità, Giuseppe Milanese

    "Il Sistema Sanitario Nazionale non va ripensato, ma pensato; non ricostruito ma costruito ex novo": è lo schietto assunto sul quale Giuseppe Milanese, presidente di Confcooperative Sanità e di OSA Operatori Sanitari Associati, ha infiorato le proprie argomentazioni, ospite al prestigioso webinar organizzato dal Consorzio Meridia Formazione.

     

    Milanese è concreto, parla cifre alla mano: "La pandemia, pur portatrice di una tragedia globale, può servire a catalizzare un processo di cui si avverte l’esigenza da troppo tempo, quello della riforma del pianeta Salute. I dati immortalati a prima dell’avvento del Covid-19 illustrano una situazione drammatica, anche e soprattutto al confronto con il resto dei Paesi europei. Ventiquattro milioni di italiani affetti dal problema della cronicità di cui poco più della metà con più di una malattia cronica; il 7,6% del totale in età compresa tra 0 e 14 anni, per sfatare la credenza di un fenomeno esclusivamente geriatrico; quasi due milioni e mezzo dei malati cronici in condizioni di non autosufficienza. Eppure, solo un terzo di loro può godere di assistenza sanitaria, appena il 20% di assistenza sociale, e una percentuale irrisoria (0,6%) ha l’assistenza integrata (sociosanitaria). Se il SSN, riformato nel 1978 da mutualistico a universalistico, ha dato negli anni i suoi buoni frutti, oggi ha smesso di produrre salute. I dati, anche in questo caso, sono allarmanti: in Italia dal 2004 al 2016 si sono persi più di due anni e mezzo di anni di buona salute, mentre – ad esempio – la Svezia ne ha guadagnati più di 11. Il problema è che chi ha amministrato la sanità pubblica nei decenni si è concentrato sulla riduzione della spesa (in termini di posti letto e personale), perdendo di vista l’obiettivo di garantire il diritto fondamentale alla salute: e alla cooperazione non può garbare un mondo in cui prosperano le disuguaglianze. Ma perché dovrebbe spettare al Terzo Settore la responsabilità di intervenire? Anzitutto per il ruolo configurato nella Carta Costituzionale, all’articolo 45. E poi perché lo suggeriscono i numeri: il sistema sanitario italiano può contare, tra medici e infermieri, su 535mila figure; l’Alleanza delle Cooperative su oltre 400mila. Va da sé quindi che la cooperazione può e deve svolgere un’azione sussidiaria, abbandonando la residualità a cui è stata relegata. Anche le cifre fornite dall’assistenza domiciliare e residenziale incoraggiano la necessità di fare la propria parte: solo il 2,7% degli ultrasessantacinquenni italiani beneficia di assistenza domiciliare (contro l’11,5% della Germania), dato che resta più virtuale che reale se si considerano le ore annue erogate (17, contro le 70 dei Paesi evoluti). Analogamente per l’assistenza residenziale: 13,6 posti letto ogni 1000 anziani, 70 in Svezia, senza considerare le pesanti sperequazioni sussistenti anche tra le stesse regioni dello Stivale. In un contesto tanto povero di cure e premure, il fenomeno del badantato la fa da padrone, aprendo all’inadempienza di qualunque controllo o standard di qualità e depauperando le famiglie, costrette a sopperire alle carenze strutturali del sistema". 

     

    Il Presidente è tranchant: "Il momento di agire è ora: se non ce lo ha insegnato il virus, ci sollecita la Corte dei Conti, che denuncia esplicitamente la necessità di integrare le reti ospedaliere con le strutture territoriali opportunamente potenziate; o addirittura un organismo internazionale come l’OCSE che indica come soluzione praticabile la costituzione di team multidisciplinari in cui medici di medicina generale, farmacie di servizi, erogatori di assistenza sociosanitaria e specialisti di telemedicina mettano in rete le proprie competenze".

     

    Conclude, spendendosi in un appello accorato: "Occorre perseverare nella ricerca di alleanze strutturali, stabili, ordinate, efficaci, abbandonando il vizio tutto italico della gelosia del proprio cortile; solo in tal modo la cooperazione guadagnerà ruolo e funzione per sottrarsi all’alternativa Stato-capitale e proporre e dunque promuovere modelli virtuosi di economia sociale".