• 3 aprile 2020

    Non potrò mai rendere il dono che mi avete fatto

    Giancarlo, paziente Covid-19, scrive agli operatori OSA che lo assistono al Winter Garden Hotel di Grassobbio (Bg)

    Dottori, signora Brunella,

    scrivo queste parole di getto, perdonatemi la forma. Spero di riuscire a trasmettere la sostanza. Non vorrei essere sentimentale, patetico, puerile, melodrammatico, ma questa sera per la prima volta dalla morte della mia cara Florinda, avvenuta più di otto anni fa, mi sono commosso e ho pianto tutte le mie lacrime. Come è possibile avere la fortuna di incontrare persone come voi? Io mi rendo conto della pochezza dei miei problemi e ancor di più dell’impegno che dovete profondere in questi giorni per chi sta veramente male. Eppure mi state trattando come un re. Io sono un orso di montagna ma i sentimenti che provo per voi sono talmente emozionanti, forti e coinvolgenti che potrei fare il giro del mondo con una gamba sola...”

     

    Inizia così la lettera che Giancarlo Andreoletti, un bancario in pensione originario di Bergamo, ha indirizzato agli “angeli” di OSA che lo assistono con amorevolezza. Dopo aver superato la fase critica dell’infezione da Covid-19 in terapia intensiva, il signor Giancarlo è oggi ricoverato per la quarantena obbligatoria nella camera 113 del Winter Garden Hotel, accudito 24 ore su 24 dall’équipe sociosanitaria di medici, infermieri e psicologi della Cooperativa.

     

    Tutto questo grazie al progetto pilota “Abitare la cura” realizzato a Grassobbio da OSA su richiesta della ATS di Bergamo. Un modello di assistenza unico nel panorama sanitario nazionale, che consente ai pazienti non ancora negativizzati dal virus, che per ragioni sociali o logistici non possono tornare a casa, di trascorrere 14 giorni in isolamento assistito e sicuro presso un albergo riconvertito a residenza protetta.