• 15 maggio 2020

    Persone che costruiscono insieme un bene comune

    Le riflessioni del presidente Milanese sul contributo delle cooperative per rigenerare il Paese nel corso di un webinar organizzato dall'Altems dedicato a terzo settore, cooperazione e sanità

    “Il modello cooperativo si presta a rispondere più efficacemente alla crisi e all’emergenza sanitaria che stiamo vivendo? Assolutamente sì perché il modello cooperativo anche in sanità, sintetizzando al massimo, è fatto di persone che costruiscono insieme con tutta la buona volontà possibile un bene comune”. È quanto ha affermato il presidente di OSA e di Confcooperative Sanità, Giuseppe Milanese, nel corso del webinar organizzato nell’ambito del master ‘Competenze e servizi giuridici in sanità’ dall'Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (Altems) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dedicato a “Terzo settore, cooperazione e sanità”.

     

    Durante il suo intervento, Milanese ha ricordato il ruolo ed il valore aggiunto della cooperazione nel nostro sistema di welfare. “I nostri Padri Costituenti” prosegue Milanese, “oltre settant’anni anni fa, non a caso in un momento post-bellico, nell’articolo 32 della nostra Carta costituzionale ci hanno indicato la strada, stabilendo che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo oltre a costituire un interesse della collettività, cioè un bene comune da assicurare a tutti i cittadini. Inoltre nell’articolo 45 hanno riconosciuto la cooperazione mutualistica e senza fini di speculazione privata come un modello di impresa degno di una particolare attenzione, in termini di tutela e di promozione. Una funzione sociale, nell’ambito del sistema salute, che tuttora fa delle cooperative un baluardo alle derive privatistiche a cui un ‘mercato’ sui generis, come quello sanitario, è particolarmente esposto. Non solo, quella cooperativa è stata, e spesso ancora è, l’unica risposta ai bisogni delle fasce più fragili.”

     

    In questi giorni segnati dall’emergenza sanitaria gli uomini e le donne delle cooperative del terzo settore impegnati negli ospedali e nei progetti di assistenza sociale in tutti i territori del Paese investiti dal contagio Covid-19 hanno saputo dare prova di vicinanza e di attenzione estrema alle necessità delle famiglie. Hanno messo in campo con spirito solidale e disinteressato risposte alternative, professionali ed efficaci, alle crescenti richieste di aiuto, mantenendo vivi quei servizi fondamentali di prossimità, come ad esempio le cure in casa di anziani e persone con disabilità. Un’esperienza che deve essere valorizzata per rafforzare il nostro sistema di welfare e contribuire all’incerta e difficile fase di ricostruzione che impegnerà il Paese nei prossimi anni.

     

    Matrice solidaristica e spirito sussidiario – sottolinea Milanese – sono i cardini di una forma imprenditoriale penetrata quasi per osmosi, con un percorso di legittimazione durato trent’anni, in tutte le area dell’assistenza primaria. Le cooperative sociali sanitarie e sociosanitarie, le cooperative mediche, le cooperative di farmacisti e le mutue sono ormai modelli consolidati che, con un ulteriore sforzo, possono essere messi a sistema, per garantire finalmente ai nostri concittadini dei network di assistenza primaria per la presa in carico dei bisogni di salute complessi nel territorio. Quella della cooperazione è per sua natura una visione rivolta al futuro”.

     

    Milanese ha poi proseguito la sua relazione, citando i progetti che hanno visto protagonista la Cooperativa OSA in questi anni e nell'immediata attualità: da Nontiscordardimé, con le unità mobili impegnate nelle periferie romane per assistere bambini e anziani, all'esperienza dell'hotel di Grassobbio, nella bergamasca, dove sono stati accolti e curati i pazienti Covid non ancora negativizzati, proponendo un modello innovativo per il panorama sanitario nazionale.

     

    “L’innovazione è sempre stata nel DNA delle cooperative: era evidente trent’anni fa, quando faceva i suoi primi passi l’assistenza domiciliare per i pazienti con AIDS, lo è adesso con la cooperazione che sta dando il proprio contributo al Paese, non solo continuando a presidiare i servizi essenziali a loro affidati, ma cimentandosi nella sperimentazione di modelli di continuità ospedale-territorio per la gestione extraospedaliera dei pazienti COVID positivi. Partenariati pubblico-privati, che costituiscono la base su cui fondare il futuro della nostra sanità”.