• 12 dicembre 2020

    Premiato il progetto dei Covid Hotel

    Il riconoscimento conferito all’Ats Bergamo nell’ambito del Lean Healthcare e Lifescience Award per l’innovativo modello in cui OSA ha garantito l’assistenza ai pazienti non ancora negativizzati

    Premiato il modello dei Covid Hotel, la notizia è stata riportata oggi dal quotidiano L'Eco di Bergamo

    Era il 18 marzo quando i primi pazienti non ancora negativizzati sono entrati nel Winter Garden di Grassobbio, in provincia di Bergamo, il primo Covid Hotel italiano, assistiti dai professionisti della Cooperativa OSA grazie ad un progetto unico nel panorama sanitario italiano, reso possibile grazie all’iniziativa “Abitare la cura”, promossa dalla testata L’Eco di Bergamo, da Confindustria Bergamo e Caritas Diocesana cittadina e sviluppato in collaborazione con Humanitas Gavazzeni con la supervisione di Ats Bergamo, di OSA e di altre cooperative del territorio.  

     

    Grazie all’intuizione che ha portato alla nascita del Winter Garden e agli altri Covid Hotel lombardi, come il Bes Hotel di Mozzo, attivato successivamente, è stato possibile alleggerire la pressione sugli ospedali della bergamasca e garantire un’assistenza adeguata a quelle persone che ancora non potevano far ritorno nelle loro case. Questo modello virtuoso è stato premiato all’interno della terza edizione del Lean Healthcare e Lifescience Award”, il riconoscimento che viene conferito per i migliori progetti di riorganizzazione nel mondo dell’assistenza sanitaria promosso da Fiaso, Federsanità, Anci, Aiop, Telos Management Consulting e Università di Siena con il patrocinio di Farmindustria, Confindustria Dispositivi Medici, Ingesan, Simm, Aopi e Sifo. La notizia è stata riportata dall’edizione odierna del quotidiano L’Eco di Bergamo.

    Il prestigioso premio, conferito all’Ats di Bergamo, indica i Covid Hotel, sorti in ogni parte d’Italia sulla scia dell’esempio orobico, come miglior progetto nell’ambito della continuità ospedale-territorio. Un motivo di grande soddisfazione anche per OSA che con i suoi infermieri, medici e operatori sociosanitari si è presa cura di quei pazienti che venivano via via dimessi dagli ospedali della bergamasca poiché non necessitavano più di un ricovero ma che ancora non potevano tornare dalle loro famiglie.  

     

    “Quando si valorizza il territorio, costruendo un sistema ordinato fra tutti quelli che vi lavorano, il risultato è garantito”, ha affermato il presidente di OSA, Giuseppe Milanese. “Togliere, invece, come si sta facendo, strumenti e personale a chi opera nell’assistenza primaria è delittuoso, e a pagare sono sempre i più fragili. Basterebbe seguire questi esempi virtuosi per capire cosa potrebbe essere… Ma intanto si continua con una politica sanitaria cieca!”.

     

    Sono particolarmente soddisfatto che il nostro progetto abbia ottenuto un riconoscimento tanto significativo. E non per motivi di mero orgoglio. Noi rappresentiamo una cooperativa che si staglia tra i maggiori player nazionali nel settore dell’assistenza sociosanitaria e che da anni si spende senza riserve per promuovere una riqualificazione del Sistema Sanitario Nazionale in direzione della sussidiarietà. Nei primi mesi dell’anno è accaduto qualcosa che è semplice da raccontare ma che non era scontato riuscire a realizzare”, ha raccontato Vincenzo Trivella, direttore di OSA Lombardia, ripercorrendo le tappe che hanno portato alla realizzazione del progetto. “La prima ondata ha colto di sprovvista l’umanità globale, ha travolto abitudini consolidate, ha ribaltato gli schemi con cui eravamo abituati a ragionare e ad agire. E ha fatto emergere nuovi ed importanti bisogni. L’Ats ha saputo rispondere a quei bisogni con una immediatezza esemplare, mettendo a sistema le forze migliori del territorio, coniando una soluzione innovativa che non aveva precedenti e che, come tale, ha indicato una traccia da percorrere al resto d’Italia”.

    “Ecco, il progetto dei Covid Hotel rappresenta un esempio efficace di come il terzo settore possa dimostrarsi utile e vorrei dire necessario alla dimensione integrata della Salute e dunque al Paese intero. È accaduto in uno dei frangenti più drammatici della nostra Storia e perciò abbiamo dovuto sfidare i venti contrari dell’emergenza, eppure tutto è filato liscio. A maggior ragione, una volta superata la tempesta della pandemia, avremo il dovere di pianificare una nuova e proficua relazione tra il pubblico e il privato sociale; e di metterci al servizio della sanità nazionale con un ruolo definito e finalmente dignitoso e con regole inequivocabili e valide per tutti. Il tema è quello annosamente dibattuto della «continuità assistenziale», che sollecita ad affrontare le acuzie nei nosocomi e le cronicità – o, come in questo caso, la quarantena e la riabilitazione – fuori dagli ospedali. Abbiamo dimostrato che le expertise acquisite nelle attività residenziali e domiciliari erano spendibili efficacemente nella fase emergenziale. OSA è a pieno titolo pronta a fare la propria parte anche dopo l’emergenza, per contribuire a costruire una sanità nuova finalmente incentrata sulle persone e non sui numeri”, ha concluso.