• 30 novembre 2020

    Ripensare subito il sistema dell’assistenza primaria

    Il presidente di OSA e di Confcooperative Sanità, Giuseppe Milanese, è stato ospite di Coffee Break su La7

    Il presidente Giuseppe Milanese ospite della trasmissione Coffee Break di La7

    “Bisogna ripensare subito il sistema dell’assistenza primaria”. Lo dice a chiare lettere il presidente di OSA e di Confcooperative Sanità, Giuseppe Milanese, intervenendo, sabato 28 novembre, come ospite alla trasmissione “Cofee Break” in onda su La 7. A confronto con l’ex Ministro della Salute Beatrice Lorenzi, con il sociologo Domenico De Masi e con lo psichiatra e saggista Paolo Crepet, il presidente Milanese ricorda come sia quanto mai necessario e urgente riscrivere le regole del sistema assistenziale italiano.

    “Abbiamo un Paese con 4 milioni di anziani che vivono soli e che hanno visto acuirsi questa dimensione di solitudine a causa del virus. Cosa si può fare? Ad esempio l’assistenza domiciliare. Come Confcooperative Sanità chiediamo da tempo regole e sviluppo per questo settore. L’Italia è il fanalino di coda in Europa per quanto riguarda l’assistenza domiciliare e quella residenziale”, spiega Milanese in collegamento.

    “In Italia si è iniziato a parlare di residenza sanitarie nel 1988, una vita fa, quando nell’allora legge di Bilancio furono inserite le RSA che dovevano essere costituite per nuclei, massimo 3 da 20 ospiti ciascuno. Poi le regole che si erano immaginate allora si sono perse anche a causa del Titolo V, oggi abbiamo delle strutture che non hanno parametri di qualità. E io mi chiedo dove siano questi parametri o se esistano protocolli e regole nazionali: si sono perse nella Babele che è il nostro Paese su questi temi. E intanto abbiamo 2 milioni e 900mila anziani non sono autosufficienti e il 50% di loro non è assistito né da un punto di vista sanitario né da quello sociale e solo il 2% riceve assistenza sociosanitaria, la grave mancanza di
    questo Paese. Allora questo virus ci ha fatto riflettere in modo drammatico sulla fragilità del sistema, ma quando tutto questo sarà finito – e mi auguro avvenga presto – ci saranno ancora 24 milioni di cronici e 4 milioni di anziani soli, che dobbiamo tutelare e per i quali è necessario ripensare subito il sistema dell’assistenza primaria”.

    Nel corso del dibattito, il presidente di OSA e di Confcooperative Sanità ha rilanciato la necessità di costruire una rete che unisca le professionalità delle cooperative sociosanitarie, dei medici di medicina generale e le farmacie dei servizi per costruire, sul territorio, un sistema capace di rispondere in modo efficiente ai bisogni delle persone. “Negli ultimi 15 anni, gli svedesi hanno guadagnato 12 anni di vita in buona salute, mentre i nostri connazionali ne hanno persi due e mezzo. Attenzione però: i posti letto in Svezia sono 2,1 ogni 1.000 abitanti, in Italia il 3,1. Questo significa che non è un problema di ospedale, perché la salute non dipende esclusivamente dall’ospedale ma, come certificato dall’OMS nel 1978, dall’assistenza primaria che non è solo la medicina generale. Possiamo costruire una rete con gli operatori sociosanitari all’interno di un sistema che stia intorno alla medicina generale e con la farmacia dei servizi”.