• 19 agosto 2020

    Senza di voi, nel periodo del lockdown, sarei stato abbandonato

    La storia di Antoine, 69 anni di origine siriana, assistito dai servizi SAISA e SAISH della Cooperativa OSA

    L'assistente sociale OSA, Daniela Macchiusi, lavora nei servizi SAISA e SAISH

    Antoine ha 69 anni ed è di origine siriana. Vive nel VI Municipio, in uno dei palazzoni di Tor Bella Monaca, solo e con gravi problemi motori e di natura psicologica. La sua storia ce la racconta Daniela Macchiusi, assistente sociale dei servizi SAISA e SAISH, attivi dal 2013 e gestiti da OSA in vari quartieri della Capitale con l'obiettivo di aiutare a domicilio anziani, persone con disabilità, sia adulti che minori, a vivere meglio. È una storia di una piccola rinascita, quella di Antoine. “Quando abbiamo iniziato ad assisterlo viveva in condizioni di estremo disagio”, dice Daniela, “ora sta meglio, sebbene combatta ancora con la depressione. Devo dire però che i nostri operatori hanno fatto un lavoro splendido con lui”.

     

    Due volte a settimana, i professionisti dei servizi, che afferiscono alla Divisione Sociale OSA il cui responsabile è Marcello Carbonaro e riuniscono in totale 25 tra operatori sociosanitari ed educatori coordinati dall'assistente sociale Annamaria Corbelli, si recano a casa sua per dargli quella che Daniela definisce “un'assistenza completa”. “Lo accompagniamo a fare la spesa, alle visite mediche e gli diamo un supporto per riordinare la casa, per il suo igiene e la sua cura personale. È un uomo estremamente sensibile, molto colto, la definirei una bella persona che però sul territorio non ha nessuno a cui rivolgersi”.

     

    Così, come spesso avviene per gli altri assistiti del servizio, gli operatori OSA diventano un punto di riferimento fondamentale. “Non ci siamo mai fermati con l'assistenza, neanche sotto il lockdown, abbiamo lavorato costantemente, operatori e personale amministrativo e di coordinamento. Lavorando di squadra e seguendo le dovute precauzioni siamo stati vicino ai nostri utenti”. È stato così anche per Antoine e per altri casi più fragili, persone che senza l'intervento degli operatori “non potrebbero neanche farsi una doccia o vestirsi”. “Antoine ci chiamava in lacrime durante il lockdown”, racconta ancora Daniela, “ci chiedeva di non abbandonarlo e noi non lo abbiamo fatto, come siamo stati sempre presenti anche per altri, come lo siamo tutt'ora perché il servizio è sempre attivo anche in pieno agosto”.

     

    Venerdì scorso Daniela ha preso l'auto ed è arrivata fino a Tor Bella Monaca. Una visita domiciliare come altre, una verifica per capire come se la passasse Antoine. “Quando sono entrata a casa sua, mi ha detto: 'Daniela vi devo ringraziare, se non ci foste stati voi nel periodo del lockdown nessuno si sarebbe occupato di me, nessuno in questo palazzo avrebbe bussato alla mia porta per sapere come stavo'. Sono parole che mi hanno riempito il cuore, alla fine, mi sono detta, è questo quello che serve”.