• 8 gennaio 2021

    Servizio di educativa domiciliare: così OSA aiuta le famiglie fragili

    Antonella Liburdi, educatrice, racconta il nuovo progetto socio-educativo che la Cooperativa ha attivato sul territorio di Frosinone, dall’assistenza nei compiti al difficile lavoro di supporto ai nuclei familiari in condizioni di marginalità sociale

    Antonella Liburdi (al centro) insieme a due ragazzi del Csi OSA di Frosinone

    Sul territorio di Frosinone OSA ha attivato dalla fine dell’agosto scorso il servizio di educativa domiciliare che mira a seguire nel loro percorso di crescita e di istruzione i bambini e i ragazzi dei nuclei familiari in difficoltà. Si tratta di contesti particolarmente difficili e situazioni di forte marginalità sociale ed economica a cui gli operatori della Cooperativa, insieme ai servizi sociali della città, danno il loro fondamentale supporto sul piano sociale ed educativo. L’iniziativa, finanziata con le risorse della Quota Servizi Fondo Povertà destinate ai percettori del Reddito di cittadinanza, è rivolta ai beneficiari della misura presi in carico dai servizi sociali dei 23 Comuni afferenti al Distretto sociale B di cui Frosinone è capofila.

     

    Antonella Liburdi, educatrice, lavora nel sociale da 20 anni. In OSA dal 2009, si divide tra le attività all’interno del Centro Sociale Integrato per disabili e minori e l’assistenza ad una delle famiglie a rischio seguite dal nuovo servizio: padre e tre figli minori residenti nelle zone popolari del capoluogo ciociaro. Antonella è stata una delle prime educatrici della Cooperativa a lavorare sul territorio all’interno di questo nuovo servizio. Due volte a settimana, per due ore, affianca i bambini nei compiti e non solo. Si prende cura anche di tutte quelle piccole, grandi attività che rientrano nella vita di tutti i giorni. “Ognuno di noi educatori assiste una famiglia secondo il piano previsto dai servizi sociali del Comune”, spiega Antonella, “Personalmente seguo un nucleo familiare dove ci sono due femmine e un maschio: la più grande ha 8 anni, la più piccola 5, il bambino frequenta invece la seconda elementare.  Il padre vive solo e sta cercando di prendersi cura di questi ragazzi anche con l’aiuto dei servizi sociali. Due volte a settimana vado a casa loro per aiutarli nei compiti. Durante le vacanze natalizie, invece, ci siamo dedicati ai lavoretti e a tutte quelle attività che sono normali in una famiglia: da preparare un dolce ad addobbare l’albero di Natale”.

     

    Con passione e dedizione, Antonella si occupa anche dell’organizzazione della casa, un aspetto non strettamente connesso alla sua attività educativa. “Abbiamo provato a migliorare tante piccole cose per far sì che questi bambini potessero respirare il più possibile un’aria familiare. Abbiamo ad esempio modificato la loro camera perché non era presente una scrivania per i compiti oppure abbiamo acquistato dei piccoli attaccapanni dove i ragazzi, una volta rientrati da scuola, possono appendere grembiuli e zaini. L’obiettivo, infatti, non è solamente quello di offrire un supporto nella didattica ma è anche quello di aiutare il padre a rafforzare il rapporto con i propri figli, di sopperire in questo caso e quanto più possibile alla mancanza della figura materna”. Non è un compito facile quello di Antonella che ama intensamente quello che fa. “Il mio lavoro mi piace e per me situazioni come quella che mi sono trovata ad affrontare nell’ambito del servizio di educativa domiciliare rappresentano uno stimolo. Mi gratifica entrare in relazione con una famiglia e portare il mio aiuto. È il senso stesso di quello che faccio”.