Da oltre 13 anni OSA svolge Assistenza Domiciliare Integrata nella provincia dell’Aquila. È un servizio importante che riesce a garantire cure professionali a fasce deboli della popolazione, soprattutto anziani e persone affette da patologie croniche. In questo modo la persona malata, che non è in grado di raggiungere un ospedale, può ricevere medicazioni da parte degli infermieri, effettuare sedute di riabilitazione con fisioterapisti e proseguire le cure, dopo aver subito interventi chirurgici invasivi, direttamente e comodamente a casa propria e con costi minori per il nostro Servizio sanitario.
Purtroppo il territorio abruzzese non aiuta in quest’opera benemerita di ‘medicina di prossimità’ – vista la sua prevalente conformazione montagnosa e la dispersione della popolazione locale in piccole comunità – raggiungere chi ha bisogno, diventa spesso problematico e impegnativo.
“Quando c’è cattivo tempo, le strade si trasformano in fiumi o si ghiacciano e c’è poco da fare. L’unico vero intoppo che può fermare l’ingranaggio dell’assistenza è la neve”. A parlare è Sergio, infermiere professionale di 33 anni, da quattro in forza alla Cooperativa OSA. Sergio è un aquilano DOC, volitivo e solare, che ama il proprio lavoro soprattutto perché, come confessa un po’ sottovoce, quasi vergognandosene: “mi permette di aiutare gli altri e mi mette in contatto con un’umanità straordinaria”.
Con la sua autovettura macina chilometri e chilometri lungo le tortuose e scoscese carreggiate dell’Appenino per raggiungere i domicili dei propri pazienti. Si tratta di famiglie, o ‘scampoli’ di famiglia, che abitano da sempre quegli scenografici piccoli borghi di case in pietra viva, addossati sui crinali o arroccati sulle cime delle montagne, caratteristici di queste terre. Ricordano una Italia atavica, contadina e migrante che pare appartenere ormai solo alla memoria, ma che, a ben guardare, è ancora radicata nel nostro Paese ed è composta per lo più da persone non più giovani, sole e marginalizzate, alle quali un presidio come l’ADI offre un valido appiglio di socialità (oltre che di Salute) e un motivo in più per rafforzare il proprio senso di appartenenza ad una comunità, anche se frastagliata e in parte dispersa.
Come ogni mattina in questi ultimi mesi, Sergio comincia il suo ‘giro’ in un paesino a pochi chilometri dal Capoluogo. Il tragitto è breve e soprattutto in piano. Il suo assistito Paolo (nome di fantasia ndr) è un omone di oltre sessant’anni, che ha trascorso una vita attiva all’aria aperta, sempre a contatto con la natura e gli animali.
Circa cinque anni fa è stato colpito da una terribile malattia neuro degenerativa: la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Da allora Paolo è ‘allettato’, non muove gli arti superiori e inferiori, una tracheostomia collegata ad un apparato di ventilazione artificiale lo aiuta nella respirazione e per sopperire alle difficoltà sempre crescenti di deglutizione gli è stato anche impiantato un sondino all’altezza dell’addome (PEG – Gastrostomia Endoscopica Percutanea) per permettergli di ingerire le indispensabili sostanze liquide, tra cui i medicinali per le terapie.
Eppure Paolo non si è perso d’animo e grazie alla sua incredibile forza di volontà è riuscito a rispondere positivamente alle numerose e snervanti terapie, a cui si sottopone da quell’infausto D-Day. Non si guarisce dalla SLA, tuttavia si può stabilizzarla e rallentarne l’inesorabile decorso; con un’assistenza adeguata si possono mantenere per un discreto periodo di tempo le funzionalità motorie residue.
In questi anni difficili la moglie e le figlie si sono strette attorno a Paolo, non facendo mai mancare assistenza e cure costanti. Soprattutto hanno saputo circondarlo di un’aura di affetto e di incoraggiamento, alimentando un clima positivo che risultata determinante nell’affrontare una prova come questa – una prova che fiacca lo spirito prima ancora delle forze.
“Quando entro in questa casa trovo un clima di tranquillità e di fiducia – conferma Sergio – che mi rincuora ed è di grande aiuto per le terapie. Non bisogna mai dimenticare che in questi casi con l’ammalato in un certo senso si ammala tutta la famiglia e tutto il mondo che vi ruota attorno viene sconvolto.”
Sotto questo punto di vista attorno a Paolo la rete di assistenza è tutto sommato presente e attiva. Oltre all’infermiere – che, dal lunedì al venerdì, medica sonde e cannule, somministra medicine, effettua prelievi e cura eventuali piaghe da decubito – fa visita periodica a casa anche un fisioterapista per mantenere tonico l’apparato articolare, minato dall’immobilità.
Oggi comunque è una buona giornata per Paolo. Sergio digita veloce sul suo telefonino il report dell’intervento con gli ultimi valori riscontrati e li confronta con quelli precedenti. I parametri sono tutti regolari e lo stato delle medicazioni è soddisfacente. Saluta tutti e salta in macchina. Altre tappe lo attendono: il display segnala le coordinate di tutti gli appuntamenti giornalieri. Altri amici da aiutare, altra umanità da incontrare.
“Le strade sono buone, nessun pericolo”. Sorride Sergio, congedandosi.