Così il presidente di OSA e di FederazioneSanità Confcooperative, Giuseppe Milanese al convegno: “Attivare la crescita e creare occupazione attraverso il welfare”, organizzato dal Partito Democratico lo scorso mercoledì 15 aprile nella Sala Salvadori di Montecitorio. “Le regole liberano la politica – ha affermato il presidente – nel senso che in un quadro di regole certe la politica si può dedicare appieno all’attività di governo che le è propria e in questo senso ha lodato il lavoro parlamentare al corso per la Riforma del Terzo Settore”.

“Ed in particolare nell’ambito dell’assistenza primaria – ha proseguito – sono necessarie regole chiare, certe e univoche in grado di inquadrare le strutture che operano nell’assistenza primaria all’interno delle logiche dell’autorizzazione e dell’accreditamento, con requisiti strutturali e funzionali che garantiscano la qualità del servizio, lasciando al cittadino la scelta”.

 

Il presidente Milanese ha poi richiamato l’attenzione sull’azione promossa da FederazioneSanità in questi anni: “lo sforzo di mettere insieme, in chiave integrata, ciò che è al di fuori dell’assistenza ospedaliera, poiché non c’è mai stata una regia comune delle attività territoriale”. Al riguardo Milanese ha quindi ricordato il grande lavoro che la cooperazione sta portando avanti nell’area dell’assistenza primaria, ricordando i dati drammatici che vedono penultima l’Italia in Europa per l’assistenza domiciliare. “Proprio in questo ambito, invece, tanta nuova e qualificata occupazione potrebbe essere creata – ha affermato -. Se arrivassimo ad assistere il 6 per cento a casa, servirebbero circa 320.000 nuovi posti di lavoro. Il problema è rimettere mano alla diseguaglianza – ha aggiunto – e per far questo, occorre una rivoluzione copernicana. E passare dalle politiche orientate ai diritti degli erogatori, alle politiche orientate ai diritti dei cittadini”.

 

La soluzione più volte auspicata dal presidente di OSA e di FederazioneSanità è l’adozione della cosiddetta “regola delle 5r”. Secondo Milanese, infatti, un modello di assistenza primaria realmente vicina ai bisogni della popolazione necessita di: 1) una regia unica nazionale; 2) regole certe sull’accreditamento; 3) un ruolo definito per tutti gli attori del sistema; 4) la costituzione della rete tra gli operatori; 5) il rigore nel misurare la qualità dei servizi.

 

I lavori hanno visto la partecipazione di esponenti di primo piano del PD. Sono stati aperti da Micaela Campana, responsabile Welfare del partito, hanno poi preso la parola Elisa Mariano, Federico Gelli e Donata Lenzi, capogruppo del partito in commissione Affari Sociali, nonché relatrice del DDL di riforma sul Terzo Settore, del quale ha illustrato gli aspetti più salienti.

Sul versante della ricerca l’intervento del Professor Andrea Ciarini, docente di “Sistemi di Welfare in Europa” del dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche de La Sapienza, ha teso a sottolineare come il welfare sia uno degli ambii in cui più è crescita l‘occupazione in questi anni, con oltre 4.2 milioni di unità. Pertanto esso è da considerarsi un settore produttivo e occupazionale e non solo di spesa sociale. Al riguardo, ha sottolineato il docente, è importante in tempi di riduzione della risorse, capitalizzare al meglio le risorse messe a disposizione, in primo luogo, dall’Unione Europea ad esempio con il Piano Juncker.

 

Le conclusioni sono state affidate al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, il quale si è dichiarato convinto che solo un buon funzionamento dell’intero tessuto sociale può alimentare lo scatto di cui c'è bisogno. Questo vale in particolare per la lotta alla povertà, dove, ha rilevato lo stesso Ministro, il nostro è un impianto molto categoriale e settorializzato, caratterizzato, inoltre, da logiche meramente risarcitorie da parte del pubblico. “Occorre invece una cornice unica a tutte le azioni, che coinvolga la filiera delle salute, la ricerca e l’innovazione tecnologica, e che incentivi politiche d’integrazione, di partnerhisp tra pubblico e privato sociale, altrimenti non risolveremo mai il problema della presa in carico”.

 

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