Lavorare sulla prevenzione e sul miglioramento dell'accesso alle cure, specialmente per le fasce più povere della popolazione, intervenendo sulla riduzione dei costi attraverso un minore ricorso ai ricoveri ospedalieri e ad un maggior uso di farmaci generici. Sono alcune delle indicazioni che emergono dall'analisi “Health at a Glance: Europe 2016”, presentata dalla Commissione UE e dall'Ocse, organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, condotta sulla sanità nei 28 paesi dell'Unione. Il sistema sanitario italiano si conferma tra i migliori, pur con aspetti negativi come un significativo aumento dell'esclusione dei più poveri dalle cure mediche, una spesa inferiore alla media Ue, uno scarso uso dei generici e un ricorso troppo alto agli antibiotici.

 

Nel nostro Paese, gli indicatori di stato di salute e qualità dell'assistenza rimangono tra i migliori della media europea, dove l’aspettativa di vita si attesta come la seconda più alta in Europa dopo la Spagna, con una media di 83,2 anni nel 2014 grazie tra l’altro alla “buona qualità di assistenza sanitaria per condizioni potenzialmente letali”. In concreto, per esempio, il tasso di mortalità a seguito di un ricovero ospedaliero per infarti e ictus è significativamente ridotto, tra i più bassi dei 28 nel 2013.

Con l'avvento della crisi, però, anche in Italia è cresciuto il numero di bisogni rimasti insoddisfatti per mancanza di risorse e tempi, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione. Se infatti sono aumentati gli esclusi dall’assistenza sanitaria dal 5% del 2009 al 7% del 2014, questa proporzione “è doppia per persone nel gruppo di reddito più basso”, arrivando sino al 14%.

 

E per quanto riguarda le cure dentistiche, cresciuta in media dal 7% al 10%, sale sino al 20% per i più poveri. Con il rischio, quindi, di “un conseguente potenziale aumento delle disuguaglianze nel settore sanitario” in Italia. Sul fronte dei costi, “l’Italia ha speso 9,1% del Pil nel settore sanitario nel 2015, meno della media pesata Ue del 9,9% e molto meno di Germania, Svezia e Francia, che hanno speso circa l’11%”. Sono quindi “necessari ulteriori sforzi” per aumentare l’uso di farmaci generici, ancora fermo al 18% contro il 52% Ue, e per ridurre il numero di prescrizioni per antibiotici il cui consumo è superiore al 25%, pari al quinto più alto nella Ue.

 

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